Dietro le quinte dell'IA: intervista a Caretti 21, tra codici, tastiere e libertà creativa
Cosa succede quando la passione per l'informatica si fonde con la scrittura e la produzione musicale? Per scoprirlo, abbiamo fatto due chiacchiere con Caretti 21, un producer che sta esplorando i confini della musica generata dall'intelligenza artificiale con un approccio fresco, curioso e profondamente personale.
Dietro quel "21" c'è una storia d'amore speciale: il nome, infatti, unisce il suo cognome al ventunesimo giorno del mese in cui ha conosciuto sua moglie. Una cifra che porta con sé il significato di una svolta importante.
Dalla programmazione al primo beat
La tecnologia è una costante nella vita di Caretti 21: “La mia passione per l'informatica è iniziata a circa 5 anni”, ci racconta. Una curiosità innata per la scoperta e per il funzionamento delle cose che lo ha portato, negli anni, ad appassionarsi alla programmazione.
In passato, la musica era già presente sotto forma di hobby, quando creava tracce da discoteca utilizzando i software di un tempo. Poi, a dicembre, la svolta: la scoperta delle potenzialità dell'intelligenza artificiale applicata alla composizione e l'approfondimento dei meccanismi di distribuzione dei brani.
Ma qual è stata la scintilla che lo ha spinto a provare la prima volta?
"Avevo un'esigenza di scrittura in un periodo particolarmente difficile, in cui stavo valutando se cambiare lavoro. La musica e la scrittura sono diventate il mio rifugio".
Da quel momento di svolta, a febbraio, è nato il suo primo singolo: "E sento che affondo giù".
Il primo esperimento e la magia del risultato completo
Ricordare il primo impatto con la musica creata dall'intelligenza artificiale suscita ancora stupore: “Ascoltarlo finito la prima volta mi ha fatto uno strano effetto. Quando fatta bene, l'IA crea vere e proprie emozioni”.
Per Caretti 21 la parte più divertente e soddisfacente dell'intero processo creativo è duplice: la costruzione meticolosa del testo e, successivamente, l'ascolto del risultato completo della generazione della base.
E sul dibattito che circonda queste nuove tecnologie, ha le idee chiare:
"Il vero problema non è l'IA, ma mischiare prodotti buoni a prodotti scadenti. È giusto fare una selezione rigorosa delle canzoni sulle piattaforme. Se c'è un lavoro autentico sotto, si sente. Se il testo è originale, si sente".
Nessun recinto musicale e zero aspettative
La cifra stilistica di Caretti 21 è la contaminazione. Non ha un genere musicale preferito e crede fermamente nella libertà di espressione in tutti i sensi, rifiutando di associarsi a un unico genere. Ne sono la dimostrazione le collaborazioni artistiche fatte di recente e in particolare quella realizzata con Luca Pasotti con il brano "Bugie sul cuore".
Il suo approccio resta genuino e lontano dalle logiche commerciali:
"Non voglio avere nessuna aspettativa da producer AI: per me attualmente è solo passione e lo faccio perché mi fa stare bene".
Uno sguardo positivo, inoltre, è rivolto al futuro del settore: nutre grande speranza nell'evoluzione della musica e si augura che ci sia sempre meno ostruzionismo verso quella prodotta con l'ausilio dell'intelligenza artificiale.
La reazione degli altri e la nascita delle idee
Quando fa ascoltare i suoi brani ad amici e familiari, la reazione più comune è la sorpresa, soprattutto quando si imbattono in tracce in cui non si avverte minimamente l'utilizzo dell'IA. Ma la soddisfazione più grande arriva quando i brani più profondi riescono a toccare le corde di chi ascolta, regalando emozioni autentiche e complimenti inaspettati.
Come nascono le idee? Tutto parte quasi sempre da un'esigenza espressiva personale, da una frase o da un pensiero che ronza incessantemente in testa, lasciando poi che la tecnologia dia forma e supporto alla visione creativa.
E per il futuro?
I progetti in cantiere non mancano. Tra le ambizioni di Caretti 21 ci sono quelle di vestire i panni del ghost writer, scrivere testi destinati a competizioni importanti e continuare a esplorare il mondo della scrittura per i brani, dimostrando che la creatività umana e la tecnologia, quando viaggiano insieme, possono aprire scenari del tutto inediti.
Articolo di Davide Bollato