Dall’Artigianato Digitale all’AI: la rivoluzione creativa nel racconto di Eugenio Fierro e Gabriele Aprile
Abbiamo l'onore di poter intervistare qui ad Ai Music News, parte del circuito di Ai Music Generation, due veri fuoriclasse: Eugenio Fierro e Gabriele Aprile.
Nel panorama tech italiano, c’è chi si limita a "usare" l'intelligenza artificiale e chi, invece, ne modella il futuro. Eugenio e Gabriele hanno trasformato l’AI in un potente alleato creativo, portando il proprio bagaglio — dalla grafica tradizionale alla produzione musicale — verso nuove frontiere. Abbiamo analizzato con loro come sta cambiando il volto della produzione artistica, sfatando miti e delineando prospettive concrete per chiunque lavori nel mondo della musica.
L’AI? È un lavoro "artigianale"
Spesso si pensa che con l’intelligenza artificiale basti un click per ottenere un capolavoro. Per Eugenio e Gabriele la realtà è ben diversa. "Lavorare con l'AI è un lavoro quasi artigianale" spiega Gabriele. "La tecnologia ci libera dalla fatica meccanica, ma la visione, la guida e la scelta stilistica restano umane. L'AI è l'ago, ma siamo noi a decidere in che direzione deve cucire."
Un approccio confermato da Eugenio, figura di riferimento internazionale e partner di colossi come ByteDance (l'azienda madre di CapCut), che mette in chiaro il metodo: "Non si parte mai dall’AI. Si parte da una ricerca approfondita. L'intelligenza artificiale è uno strumento potentissimo, ma senza un’idea solida alla base, il risultato è privo di anima."
Alzare l’asticella: l’idea vince sulla tecnologia
Il lavoro svolto da Fierro e Aprile, visibile in produzioni di successo come i videoclip per Dolce Nera, dimostra che il futuro non è nel "tecnicismo" fine a se stesso.
"Abbiamo alzato l'asticella perché l'AI democratizza l'accesso agli strumenti," racconta Eugenio. "Oggi, potendo ottenere effetti visivi di alta qualità, la vera differenza la fa l'idea. Per noi, la tecnologia deve diventare invisibile: se lo spettatore si emoziona e riceve il messaggio della canzone, abbiamo vinto."
La musica come bussola
Cosa rende un musicista il profilo perfetto per l'AI? Secondo Gabriele, proprio la capacità di gestire l'imprevisto: "Il bravo compositore riconosce il valore dell'errore, del glitch, della nota stonata che diventa una direzione creativa. Chi viene dalla musica è avvantaggiato: ha già la sensibilità per trasformare il caos generativo in arte."
Il futuro è (ancora) nelle nostre mani
Quindi, l'AI ci ruberà il lavoro? Eugenio e Gabriele chiudono il discorso con una visione decisamente ottimista: non è una sostituzione, ma una sfida. È uno scenario che ci costringe a chiederci cosa significhi, oggi, essere davvero umani nel processo creativo.
La lezione che portiamo a casa da questa intervista è semplice: i software evolvono alla velocità della luce e le regole del gioco cambiano ogni giorno, ma la tecnologia sarà sempre solo un mezzo. Il vero motore — quello che fa dire "wow" — resta il talento, la visione di chi sta dietro lo schermo e la capacità di raccontare storie che lasciano il segno.
I tool cambiano, ma l'artista resta al centro. E se siete pronti a sporcarvi le mani, a sbagliare e a imparare come hanno fatto loro, le porte del futuro sono spalancate.
Articolo di Davide Bollato