Dalla chitarra alle reti neurali: come Gargantuas sta ridefinendo il Modern Rock con l'AI
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Dalla chitarra alle reti neurali: come Gargantuas sta ridefinendo il Modern Rock con l'AI

10 luglio 2026 alle 10:49
Il dibattito sulla musica generata dall’intelligenza artificiale è spesso intrappolato in una polarizzazione sterile: da un lato i puristi della strumentazione classica, dall’altro i tecnofili convinti che basti un “tasto magico” per creare arte. Esistono però figure capaci di scardinare questa dicotomia, muovendosi con naturalezza tra la fisicità di una corda di chitarra e l’astrazione di un algoritmo di Machine Learning. È il caso di The Gargantuas, progetto artistico di Domenico Presutto, producer originario di Napoli che ha saputo fondere un’esperienza ultraventennale da musicista con le competenze tecniche di chi i software di intelligenza artificiale li sviluppa e li analizza per professione.

Il suo non è un approccio guidato dalla pigrizia o dalla pura fascinazione tecnologica, ma una scelta artistica ponderata, maturata dopo anni di composizione tradizionale e dopo numerose canzoni rimaste nel cassetto.

Il background: dove il rock incontra il codice


Il percorso di Domenico affonda le radici nel 2001, anno in cui imbraccia per la prima volta la chitarra. Dopo le prime esperienze in una band fino ai vent’anni e una successiva fase solista focalizzata sulla scrittura di testi e arrangiamenti, nel 2019 avvia una produzione classica e organica, senza ricorrere all’intelligenza artificiale, arrivando a realizzare circa 30 brani ancora oggi disponibili sulle varie piattaforme di streaming.

Questa fase si interrompe nel 2022 per esigenze personali, ma nel frattempo Domenico continua a comporre e scrivere nuovi brani, materiale che riprenderà successivamente nelle sue prime produzioni AI. La svolta arriva nel 2025. Per anni la qualità degli strumenti generativi non era stata all’altezza delle sue aspettative creative, ma i recenti progressi nel genere rock e modern rock hanno aperto uno scenario nuovo. Il passaggio al prompt è stato la naturale evoluzione di un percorso in cui l’AI ha sostituito la ricerca di collaboratori esterni, come i turnisti cercati in passato sulle piattaforme di freelancing, diventando il mezzo per dare finalmente una voce e una struttura definita ai propri testi.

Anche il nome d’arte, The Gargantuas, riflette questa visione a cavallo tra la fantascienza e la cooperazione: ispirato al buco nero del film Interstellar, evoca l’immagine di un nucleo creativo centrale che gravita attorno a diverse identità artistiche, attirandole in una costante orbita di collaborazione senza mai standardizzarle.

Un workflow umano che “esplode” nell’algoritmo


A differenza di chi vede nell’intelligenza artificiale una scorciatoia per aggirare il processo creativo, per The Gargantuas tutto comincia ancora in modo analogico. Ogni traccia nasce rigorosamente dalla sua chitarra e da un’esigenza compositiva personale. Strumenti come Suno intervengono solo in un secondo momento, con l’obiettivo di far “esplodere” quell’idea iniziale e portarla verso territori sonori altrimenti difficili da raggiungere in autonomia.

Il processo, tuttavia, non si esaurisce con l’output della macchina. Dal momento che le attuali piattaforme generative non forniscono tracce separate per i singoli strumenti, ossia gli stems, The Gargantuas adotta un metodo di post-produzione meticoloso. Lavorando su software tradizionali come Logic Pro o GarageBand, isola la traccia principale, la espande e interviene con sessioni massicce di editing, mixing e mastering. I tentativi con altri sistemi, come MusicFX di Google, hanno dimostrato che nel genere rock c’è ancora molta strada da fare. Per questo la componente umana, suonata e strutturata a monte, resta il pilastro insostituibile di ogni sua pubblicazione, che trova poi su YouTube la sua principale cassa di risonanza in termini di ascolti.

Oltre il pregiudizio: realismo contro polarizzazione


Ciò che rende la prospettiva di The Gargantuas particolarmente lucida è la sua doppia veste. Essendo un professionista che progetta e sviluppa software di Machine Learning, ha assistito in prima persona all’evoluzione delle reti neurali complesse partendo da zero. Questa competenza tecnica gli permette di guardare al panorama odierno con un realismo privo di romanticismi o paure infondate, criticando la tendenza comune a esprimere giudizi categorici senza conoscere davvero la materia.

“Spesso sento parlare persone che appartengono esclusivamente al mondo musicale e che, senza alcuna nozione tecnica, tirano in ballo questioni etiche personali spacciandole per verità assolute. Anche le recenti battaglie legali contro i colossi della musica generativa non nascono da una condanna morale, ma da questioni concrete legate al download dei contenuti per l’addestramento dei modelli.”

Il fenomeno della sovrapproduzione e dell’intasamento delle piattaforme di streaming, secondo il producer, è un problema comportamentale legato all’abuso dei canali di distribuzione, iniziato ben prima dell’avvento dell’AI. Di conseguenza, le policy restrittive adottate da giganti amati come Spotify per arginare lo spam di tracce seriali sono considerate legittime e necessarie, ma non devono tradursi in un pregiudizio ideologico verso chi usa l’AI come fine strumento di espressione.

“Non si può etichettare l’artista AI come un produttore di serie B per partito preso. Nessuno di noi ha la presunzione di salire su un palco a cantare; la nostra passione è scrivere, generare, ascoltare e condividere le nostre canzoni. C’è chi elabora il prodotto con cura e chi schiaccia un tasto magico. Come esseri umani tendiamo sempre a polarizzare, ma la verità sta nel mezzo.”

Il futuro della musica e l’urgenza creativa


Guardando ai prossimi anni, The Gargantuas prevede una crescita esponenziale della qualità dei modelli, auspicando lo sviluppo di interfacce capaci di restituire un controllo millimetrico sui singoli strumenti. Tra le sue visioni spicca l’integrazione di dati biometrici per misurare le reazioni emotive del pubblico, un sistema che permetterebbe di mappare scientificamente il gradimento di un brano. Il confine tra ciò che è generato e ciò che è suonato è destinato a sfumare definitivamente, in un mercato dove, dopotutto, molta musica tradizionale viene già fruita in modo passivo e standardizzato.

Per The Gargantuas, tuttavia, l’orizzonte rimane legato a un’urgenza creativa immediata e refrattaria ai piani a lungo termine. Il lavoro in studio si traduce in uscite imminenti: proprio venerdì 10 luglio è prevista la pubblicazione di un brano estivo con La Crotti, una canzone speciale nata “a sei mani” che vede anche la partecipazione di Gervasio Barbato. Questo brano aprirà la strada a un sodalizio artistico più ampio con la cantante, che confluirà in un album ufficiale previsto per il 7 settembre. Prima di allora, entro la fine di agosto, vedrà la luce un mini album composto da cinque brani inediti, ognuno realizzato in collaborazione con un artista differente.

Nelle sue sinergie, The Gargantuas cerca l’umiltà e la qualità umana, requisiti essenziali per un progetto che non insegue scopi commerciali predefiniti, ma la pura condivisione. Aumentare gli ascoltatori è un traguardo felice per cui lottare, ma la paternità e il valore di ogni brano rimangono, prima di tutto, un’esigenza emotiva.

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Intervista di Manuel Cuda e Davide Bollato