Universal e Sony denunciano nuovamente Suno v6 per "Riciclaggio di Copyright"
La tregua tra l'industria discografica e le intelligenze artificiali è durata meno di un respiro. A soli nove giorni dal lancio in pompa magna di Suno v6, il nuovo e avanzatissimo modello di generazione musicale, i giganti della discografia mondiale Universal Music Group (UMG) e Sony Music Entertainment hanno depositato una durissima causa legale da 45 pagine presso la Corte Distrettuale del Massachusetts.
La posta in gioco? Astronomica. Le major accusano Suno di aver violato sistematicamente 60.202 registrazioni sonore protette, chiedendo il massimo dei danni legali previsti negli Stati Uniti (150.000 dollari a brano). Il totale della sanzione teorica minacciata supera i 9 miliardi di dollari.
Il cuore dell'accusa: I frutti dell'albero avvelenato
All'inizio di settembre, il CEO di Suno, Mikey Shulman, aveva presentato la versione v6 come una rivoluzione "pulita", un'intelligenza artificiale addestrata da zero grazie ad accordi di licenza ufficiali siglati con partner industriali di peso come Warner Music, BMG e Believe.
Universal e Sony, tuttavia, smontano radicalmente questa narrativa. Secondo l'atto di citazione, Suno avrebbe sviluppato il nuovo modello sfruttando i dati sintetici e le interazioni degli utenti generati dai suoi vecchi algoritmi, i quali erano stati addestrati abusando di musica protetta da copyright. Si tratta di una tecnica informatica nota come "distillazione della conoscenza" (knowledge distillation): un algoritmo "studente" impara replicando le competenze di un "maestro" fuorilegge.
"L'addestramento di un 'nuovo' modello sugli output di un modello precedente che ha violato il copyright non elimina l'infrazione; la ricicla. Suno v6 non è un nuovo inizio: è il frutto dello stesso albero avvelenato."
Il giallo dello "Stream Ripping" da YouTube
L'accusa va oltre l'addestramento dei dati. Le indagini informatiche delle major avrebbero svelato un retroscena tecnico clamoroso: l'uso sistematico di script (come YT-DLP) per effettuare il cosiddetto stream ripping. Suno avrebbe aggirato intenzionalmente i sistemi di protezione e crittografia di YouTube Music per scaricare, convertire in locale e catalogare decine di milioni di brani. Per ogni singolo aggiramento informatico, le etichette chiedono un'ulteriore penale di 2.500 dollari basata sul Digital Millennium Copyright Act (DMCA).
L'industria musicale si spacca in due
La causa legale porta alla luce una profonda e paradossale spaccatura all'interno del mercato discografico globale.
Da una parte ci sono i nuovi partner dell'AI. Etichette come Warner Music Group (che figurava nella primissima causa del 2024) hanno infatti deciso di ritirare le accuse e scendere a patti. Hanno stretto accordi commerciali di revenue sharing per monetizzare i propri cataloghi direttamente attraverso i canali di Suno.
Dall'altra parte ci sono i resistenti. Universal e Sony si rifiutano categoricamente di legittimare il passato della piattaforma. Oltre all'immane danno economico, le major denunciano l'impatto editoriale di questo modello di business: l'immissione quotidiana di centinaia di migliaia di tracce AI sta "inondando, svalutando e soffocando" la musica creata da artisti in carne e ossa.
La replica di Suno: "Accuse infondate"
La risposta della startup di Boston è stata immediata. Un portavoce ha liquidato la nuova causa definendola "fondamentalmente fallace sia nei fatti sia nel diritto".
La linea difensiva di Suno si fonderà ancora una volta sul concetto di Fair Use (giusto utilizzo). La tesi dell'azienda è chiara: i loro algoritmi non "copiano" le canzoni per rimetterle illecitamente sul mercato, ma ne assimilano le strutture e le regole logiche per permettere alle persone di creare musica interamente inedita.
La battaglia si sposta ora nelle aule di tribunale, per quello che gli analisti hanno già ribattezzato il "processo del secolo". In gioco non ci sono solo 9 miliardi di dollari, ma le regole fondamentali su chi deterrà il futuro della proprietà intellettuale.
Articolo di Davide Bollato