L’Anima del Blues incontra l’Algoritmo: intervista a Raffaele Vitiello (The Balubbo Blues Band)
interviste

L’Anima del Blues incontra l’Algoritmo: intervista a Raffaele Vitiello (The Balubbo Blues Band)

17 giugno 2026 alle 07:53

Cosa succede quando un infermiere campano, classe 1990, con la passione per i videogiochi e una viscerale ossessione per la musica d’altri tempi, decide di usare l'Intelligenza Artificiale? La risposta si trova sulle rive del Tennessee, alla fine degli anni ’60. Almeno idealmente.

Parliamo di The Balubbo Blues Band, un progetto cross-mediale che sta facendo rumore nella scena italiana della musica AI. Non si tratta semplicemente di tracce generate al computer, ma di un vero e proprio universo narrativo popolato da personaggi con un passato, una personalità e una voce propria. In vista del lancio del nuovo e ambizioso album "Spells", previsto per il prossimo 26 giugno 2026, abbiamo fatto una chiacchierata con il suo creatore, Raffaele Vitiello, per capire come si possa infondere vera "anima" in un algoritmo.

Dalla noia alla genesi: come nasce una leggenda virtuale

Ogni grande storia nasce da una scintilla. Per Raffaele, la scoperta della musica generativa è arrivata tramite il fratello, ma il terreno era già fertile: «Fin da piccolo mi piaceva creare storie», ci racconta. Unendo questa attitudine alla passione per il blues, è nato il nucleo del progetto. Il primo personaggio a prendere vita è stato Joe Balubbo, un italo-americano nato a Chattanooga, Tennessee, che è diventato una sorta di alter ego anni '60 per Raffaele.

Ma la tecnologia, si sa, ha i suoi limiti. Ed è qui che la necessità aguzza l'ingegno: «All’inizio la musica era un genere blues/country. Vista la difficoltà tecnica nel generare costantemente la stessa voce con l'IA, ho dovuto aggirare l'ostacolo creando una vera e propria band di sei membri». È così che sono nati Jack Crowner, Cedric Orlando e gli altri componenti, trasformando un limite tecnologico in un punto di forza narrativo.

Il "Regista" del Tennessee: tra chitarra e prompting

Spesso si pensa che l'IA faccia tutto da sola, ma il processo dietro la Balubbo Blues Band è squisitamente ibrido. Raffaele non si definisce un musicista nel senso classico, ma un vero e proprio raccontastorie. Eppure, la musica parte da lui: «Per la creazione dei brani suono l'armonica e la chitarra. La base e l’idea musicale di partenza sono mie. Poi c'è una produzione massiccia a partire da quella base». Niente mastering sofisticato – ammette con onestà di non essere un tecnico – perché per lui il fulcro di tutto resta la narrazione.

Le sue ispirazioni sono un affascinante cortocircuito culturale. Se inizialmente la reference vocale era il country di Waylon Jennings, oggi il sound guarda al graffio di Joe Cocker, all'oscurità di Johnny Cash, fino alle atmosfere monumentali di Pink Floyd e Led Zeppelin. Il tutto custodendo nel cuore un idolo insospettabile per un bluesman virtuale: Renato Zero.

La creatività, per Raffaele, segue ritmi biologici e umani: «Spesso mi sveglio la mattina con la melodia già in testa. Dopotutto, la noia aumenta la creatività».

I personaggi sono Joe Balubbo (frontman), Jack Crowner, Cedric Orlando + altri 3 membri e quello che ne esce è un Mix di Blues rock, Country e atmosfere cinematografiche / Dark Country.

Il "Calore" dell'IA e lo scetticismo della scena italiana

Una delle critiche più feroci mosse alla musica IA riguarda la presunta freddezza. Il Blues, per definizione, è il genere del vissuto, della sofferenza e dell’improvvisazione. Come si concilia con un algoritmo? Raffaele ha le idee chiarissime:

«Prima di tutto bisogna essere onesti verso tutti, e verso se stessi, dichiarando apertamente che i brani sono fatti con l'IA. Ma chi produce la canzone l’anima ce l’ha, ed è l'essere umano che la trasmette attraverso il testo e le sonorità scelte».

I personaggi della Balubbo Blues Band non sono copie di persone famose, ma gusci in cui Raffaele inserisce pezzi di sé e del suo mondo: «In ogni personaggio c’è qualcosa. Le storie che raccontano sono esperienze mie o di persone che ho conosciuto direttamente».

Nonostante l'originalità del progetto, la risposta della community italiana è ancora tiepida. «C'è scetticismo», ammette Raffaele. «Alcuni si avvicinano per un confronto costruttivo, ma molti preferiscono girarsi dall'altra parte. C'è ancora poco interesse generale».

"Spells": un album dark e manipolatorio in arrivo il 26 giugno

Il prossimo 26 giugno segnerà un punto di svolta con l'uscita di "Spells". Se vi aspettate il solito blues rassicurante, siete fuori strada. Il nuovo album promette di essere un’esperienza complessa, con una forte impronta umana e deviazioni verso il blues rock.

«L’album inizia con una canzone dark country che potrebbe persino spaventare alcune persone», anticipa il creatore. «Tratta una vicenda biblica, quella della Strega di Endor, e parla della paura di perdere il potere». "Spells" sarà un mosaico di sonorità diverse che spaziano dalla manipolazione all'ambizione e sarà accompagnato dal lancio di ben 4 nuovi video (mentre le collaborazioni con altri artisti rimarranno relegate ai singoli brani esterni all'album).

Sogni virtuali: un duetto impossibile

Prima di salutarci, abbiamo chiesto a Raffaele quale sarebbe la collaborazione dei suoi sogni se potesse rompere le barriere del tempo grazie alla tecnologia. La risposta non poteva che essere una: «Elvis Presley. È il mito assoluto di Joe Balubbo. Il brano perfetto sarebbe un duetto sulle note della celebre "In the Ghetto"».

In attesa che i sogni virtuali diventino realtà, l'appuntamento con la storia, la musica e l'universo della The Balubbo Blues Band è fissato per il 26 giugno con l'uscita di Spells. Un ascolto obbligato per chi vuole capire dove si sta spingendo la frontiera dello storytelling musicale.

Link Youtube 
Link Spotify 

Articolo realizzato da Chiara Battaglia