Musica classica e IA: come l'intelligenza artificiale sta cambiando performance, registrazione e streaming
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Musica classica e IA: come l'intelligenza artificiale sta cambiando performance, registrazione e streaming

26 giugno 2026 alle 09:53
L'intelligenza artificiale può davvero trovare spazio in uno dei mondi più legati alla tradizione artistica? Secondo le opinioni raccolte da medici.tv, la risposta è meno scontata di quanto si possa pensare. Musicisti, direttori d'orchestra ed esperti del settore concordano sul fatto che l'IA possa rappresentare un prezioso alleato per lo studio, il restauro delle registrazioni e la produzione musicale, pur ribadendo che creatività, interpretazione ed emozione restano prerogative dell'essere umano. Ecco come alcune delle voci più autorevoli della musica classica immaginano il futuro del rapporto tra arte e intelligenza artificiale.

L'intelligenza artificiale sta già trasformando il modo in cui la musica classica viene programmata, registrata, tradotta e commercializzata. Ma al di là dei vantaggi pratici si cela un dibattito più profondo: in un'arte fondata sulle sfumature umane, sulla vulnerabilità e sulla connessione dal vivo, cosa dovrebbe migliorare la tecnologia e cosa non deve mai sostituire?

Ho trovato questo approfondimenti di  Charlotte Gardner veramente utile ben fatto, dove davvero spiega molto bene le dinamiche attuali.

"Tutto sta diventando fantascienza. Dai margini di una letteratura quasi invisibile è scaturita la realtà intatta del XX secolo". Così scriveva J.G. Ballard nel suo saggio del 1971, “Fictions of Every Kind”. Se cinquantacinque anni fa questa verità non era sempre immediatamente evidente, oggi, con l'avvento dell'Intelligenza Artificiale, lo è. Dagli assistenti virtuali alle auto a guida autonoma, l'IA sta cambiando il lavoro e il tempo libero quotidiano con una tale rapidità che anche i caratteri più restii si sentono in dovere di riflettere su cosa questo comporti per tutti noi.

Il mondo della musica classica non fa eccezione. Una persona che osserva e prevede l'impatto dell'IA da molteplici punti di vista è Vasily Petrenko, il quale, in qualità di Direttore Musicale della Royal Philharmonic Orchestra (RPO), ha analizzato i risultati del recente questionario sottoposto al pubblico dell'orchestra proprio su questo tema. Tra tutti i dati emersi, il più incoraggiante (anche se forse non sorprendente) per i musicisti è che il 78% degli intervistati ritiene che la performance dal vivo sarà l'area artistica meno influenzata dall'IA. "Siamo molto lontani da orchestre composte da robot", sorride Petrenko, "e in parte credo sia perché, sebbene come musicisti miriamo tutti all'eccellenza, siamo esseri umani e commettiamo errori. L'IA finora non è stata in grado di riprodurre quei piccoli errori che rendono tale l'arte".

Dietro le quinte, invece, l'IA sta trasformando in meglio la programmazione, le operazioni e il marketing dell'orchestra. "Per quanto riguarda la mia programmazione, ad esempio", spiega Petrenko, "i motori di ricerca basati sull'IA rendono molto più facile scoprire nuovo repertorio e capire quali brani possano funzionare meglio insieme". La catalogazione e la connettività tramite IA facilitano come mai prima d'ora il lavoro degli archivisti orchestrali nel trovare e siglare le parti. Anche se la RPO non suona ancora leggendo da schermi digitali anziché da spartiti cartacei, Petrenko prevede che "in futuro sempre più orchestre lo faranno". Per quanto riguarda il marketing, le capacità di raccolta dati dell'IA vengono utilizzate per conoscere meglio i gusti degli acquirenti dei biglietti, "in modo da poter suggerire concerti con repertori che probabilmente non conoscono, ma che riteniamo possano incontrare il loro gradimento".

L'IA sta persino aiutando l'orchestra a salire materialmente sul palco. "Ora è molto più facile per i direttori di produzione trovare sostituti quando un musicista si ammala, o elementi aggiuntivi quando un'opera richiede un organico più ampio", racconta. Quando la tournée dell'orchestra ha coinciso con una tempesta di neve che ha cancellato tutti i voli, è stato grazie all'IA che i tour manager sono riusciti a prenotare nuovi voli e a trovare soluzioni logistiche alternative in tempi brevissimi per oltre 100 persone. "Senza l'aiuto dell'IA sarebbe stato impossibile", afferma. "Grazie ad essa, abbiamo rispettato tutti i nostri impegni concertistici, tranne uno cancellato a causa dello stato di emergenza".

"Esibirsi davanti alle persone è qualcosa che non si può falsificare." – Anastasia Kobekina

Fin qui, tutto positivo. Eppure, se c'è una cosa di cui tutti si stanno rendendo conto, è che l'IA porta con sé sia sfide che soluzioni. Chiedete alla violoncellista Anastasia Kobekina: se da un lato concorda sul fatto che il suo lavoro quotidiano come solista da concerto sembri piuttosto al riparo dall'IA (anzi, forse ne è potenziato, dato che l'IA ha reso facilissimo connettersi con i fan sui social media), dall'altro sottolinea che il quadro generale è più complesso. "L'IA è fantastica per molte cose", evidenzia. "Per quanto riguarda il mio lavoro di musicista, penso che l'ascolto di uno strumento acustico sia qualcosa che apprezzeremo e custodiremo sempre di più; esibirsi davanti alle persone è qualcosa che non si può falsificare". Continua: "Credo che ci sarà sempre lavoro anche per i compositori, anche se forse l'IA sarà usata maggiormente per le serie TV, dato il volume di produzione attuale. Ma qualcosa che mi preoccupa è il diritto d'autore. Penso che l'IA rappresenti un pericolo in questo ambito e spero che vengano prese presto delle contromisure".

In effetti, mentre nessuna azienda tecnologica ha ancora proposto una personalità della musica classica generata dall'IA sullo schermo – come l'attrice virtuale Tilly Norwood, il cui debutto ha sollevato forti allarmi per essere stata creata sfruttando le interpretazioni di attori reali non accreditati – la musica generata dall'IA che imita compositori ed esecutori viene sempre più utilizzata e monetizzata sulle piattaforme di streaming. Tutto questo accade senza che la legge sul copyright abbia ancora stabilito se l'addestramento dei modelli di IA sulle registrazioni e sulle composizioni altrui costituisca una violazione illecita. Come se non bastasse, quando la musica generata dall'IA viene calcolata per corrispondere esattamente agli algoritmi delle playlist (anch'esse generate dall'IA), finisce per sottrarre spazio e royalties che altrimenti spetterebbero ad artisti in carne e ossa con la loro musica composta da esseri umani. Kobekina ha sicuramente ragione anche riguardo ai compositori: se da un lato le istituzioni musicali più importanti difficilmente smetteranno di commissionare grandi opere a compositori reali, chiunque componga jingle in stile classico o musica di sottofondo si troverà presto senza lavoro (se non lo è già), dato che i generatori di musica IA offrono ormai "composizioni classiche professionali" in pochi secondi.

"Naturalmente un po' spaventa", ammette il pianista Lucas Debargue, "perché oggi la produzione musicale è governata dal marketing, e il marketing ha un grande interesse a sfruttare l'IA per fini cinici. Se fare musica significasse semplicemente eseguire la versione di Beethoven più perfetta e tecnicamente ineccepibile, allora l'IA vincerebbe. Si arriverebbe a un punto in cui esisterebbero 10.000 versioni della stessa sonata di Beethoven, con l'1% di differenza interpretativa tra l'una e l'altra; a quel punto, la musica classica stessa giustamente scomparirebbe".

Tuttavia, continua Debargue, la salvezza della musica classica risiede nel fatto che essa non è una questione di calcolo. "La magia della musica", incalza, "— dove una singola nota può esprimere disperazione, angoscia, amore, odio, rabbia — riguarda esseri umani che comunicano tra loro sulle profondità e sulle ambiguità della nostra condizione umana. Riguarda cosa significhi essere vivi e così potenti, e allo stesso tempo così vulnerabili da poter essere spazzati via rapidamente da una malattia o da una bomba. Non credo che tutte queste sottigliezze possano essere facilmente sostituite da un'invenzione tecnica".

Lo streaming musicale non è solo terreno fertile per le scorciatoie. Dopotutto, una piattaforma di concerti filmati come medici.tv può essere digitale, ma il suo prodotto è essenzialmente musica dal vivo. Inoltre, se si considerano i recenti sviluppi di medici.tv legati all'IA, si tratta di una storia di progresso positivo, in particolare per come sta sfruttando la crescente precisione dei software di traduzione basati sull'intelligenza artificiale. Dalla sottotitolazione dei libretti d'opera filmati ai suoi documentari, medici.tv è passata dall'essere disponibile in francese, inglese e spagnolo all'offrire contenuti in ben 28 lingue, grazie a un sofisticato processo di traduzione su misura sviluppato dal proprio team tecnologico interno.

"Un'opera media del XIX secolo è ricca di un vocabolario specialistico e storico", sottolinea il Chief Technical Officer Charles Bourgeaux. "Per le prime traduzioni, quindi, prendevamo un libretto di cui avevamo già traduzioni umane in più di una lingua, permettendoci di inserire nell'IA l'istruzione: 'Traduci questa frase in tedesco, considerando che in inglese è così, in italiano è così e in francese è così'. Traduttori madrelingua umani hanno poi rivisto e perfezionato queste traduzioni generate dall'IA, ottenendo (anche dopo 10 iterazioni) un algoritmo che traduce con una precisione così elevata da poter tradurre automaticamente altre opere. Si tratta di un rapporto magico tra IA ed essere umano".

Allo stesso modo, con i documentari, l'IA fornisce una prima bozza accurata al 95%, dopodiché un essere umano corregge il restante 5%. A differenza di quanto accade nel resto del mondo, dove uno sviluppo del genere potrebbe significare la fine del lavoro per l'uomo, lo streaming di musica classica ha sempre operato con vincoli finanziari tali per cui l'IA sta semplicemente facendo ciò che altrimenti non sarebbe stato affatto possibile fare. "Ci permette di sviluppare funzionalità che desideravamo da anni, ma che erano troppo rischiose in termini di complessità o di costi", commenta entusiasta Bourgeaux.

Se si parla con Mark Willsher, ingegnere del suono e mixer vincitore di un Grammy Award, si nota come non sia affatto convinto che l'IA segni l'inizio di una nuova era di inganni nello studio di registrazione classico. "Per quanto riguarda tutti i trucchi correttivi che si possono adottare", ragiona, "ci siamo già passati da anni. Ad esempio, prima di una sessione di musica da camera, si potrebbe registrare qualcuno che suona ogni singola nota del pianoforte in isolamento, in modo che se una nota venisse saltata durante la registrazione, possa essere inserita in un secondo momento".

Ancora più sofisticata è la tecnologia di intonazione (tuning), in grado di separare un file audio in modo da poter rendere più crescente o calante una singola nota, o addirittura cambiare l'intera tonalità di un assolo alzando o abbassando tutte le terze. Con i complessi da camera è inevitabilmente più semplice isolare una nota palesemente errata, correggerne l'intonazione e reinserirla. Tuttavia, è possibile farlo anche con un'orchestra: "È un lavoro multi-processo che richiede moltissimo tempo", precisa Willsher, "quindi non è qualcosa su cui vorresti fare affidamento rispetto al fare semplicemente un inserto di registrazione (patch). Ma soprattutto per una registrazione dal vivo con un'orchestra, dove ulteriori sessioni di ripresa comporterebbero decine di migliaigia di spese extra per la sala, la troupe e i musicisti, mi costerà 10 o 12 ore di lavoro, ma ne vale la pena in mancanza di un'altra opzione".

"È così facile farsi ossessionare dalla perfezione da eliminare cose che in realtà sono umane e funzionano" – Mark Willsher

La ragione per cui tutto questo non ha già decretato la morte dell'autenticità, sostiene Willsher, è che gli artisti classici sanno bene che pubblicare registrazioni che suggeriscono un livello di finezza tecnica che non sono in grado di replicare dal vivo può solo finire male per loro: "Nella musica pop, i brani sono così prodotti che non ci si aspetta che ciò che è registrato corrisponda a ciò che si sente dal vivo. Ma con la classica, le persone ascoltano il disco come l'esecuzione di una performance avvenuta, e se poi c'è un abisso tra questa e il concerto dal vivo, si rompe quel contratto non scritto".

Ecco perché Willsher prevede che l'impatto dell'IA nello studio di registrazione non riguarderà una falsa perfezione, bensì il raggiungimento dell'accuratezza necessaria a un ritmo più sostenuto. Riguardo al già citato lavoro multi-processo per correggere la nota sbagliata di un orchestrale, afferma: "Non ho dubbi che con l'IA questo lavoro sarà svolto più velocemente". Inoltre, un recente esperimento personale durante le sessioni di registrazione per una serie TV lo ha entusiasmato sul potenziale dell'IA nel cogliere gli errori prima ancora che si arrivi alla fase di montaggio. "Era un progetto in cui la partitura era stata elaborata da così tante persone diverse, portando a tantissime versioni riviste della partitura del direttore, che prima della registrazione finale ero davvero preoccupato che sfuggisse qualcosa", racconta. "Così ho preso la versione della partitura che stavamo per registrare, insieme alle altre, più i miei appunti presi parlando con il regista, ho inserito tutto in un assistente generativo basato su IA e ho chiesto se avessi dimenticato qualcosa. In 20 secondi ha scansionato la partitura, ha esaminato tutta la documentazione ed è tornato con tre elementi specifici che mancavano nel documento di registrazione". Willsher ha poi verificato manualmente l'analisi dell'IA: sebbene avrebbe trovato quegli errori anche da solo, "mi ci sarebbero volute diverse ore che in quel momento non avevo a disposizione".

Va da sé che la registrazione del repertorio classico tradizionale non presenta gli stessi problemi legati a inchiostro e revisioni ancora freschi sulla pagina, e con nessuno che abbia ancora interiorizzato come il brano debba risuonare. Tuttavia, non è difficile per Willsher immaginare come una simile "funzione di cintura di sicurezza" potrebbe rivelarsi preziosa per le prime registrazioni assolute di sinfonie o concerti inediti, o che la tecnologia possa progredire fino a far scattare un avviso nella cabina del produttore nel momento esatto in cui il musicista suona una nota errata, consentendo un inserto immediato. Il pericolo, riflette, è che una simile capacità possa anche distogliere l'attenzione da ciò che conta davvero: "È così facile farsi ossessionare dalla perfezione da eliminare cose che in realtà sono umane e funzionano". In definitiva, però, è così affascinato dal potenziale positivo dell'IA che le sue riflessioni si spingono fino a come questa potrebbe integrarsi in un contesto di concerto dal vivo, "come un solista o un ensemble che suona un brano in duetto con materiale generato in tempo reale dall'IA".

Certamente, l'idea di portare la creazione tramite IA nella sala da concerto è intrigante. Un'altra idea: se nei secoli passati virtuosi da Handel a Liszt si sfidavano sul palco in duelli di virtuosismo e inventiva prima che il pubblico decretasse un vincitore, il XXI secolo potrebbe portare qualcosa di simile, mettendo l'uomo contro la macchina?

A questo proposito, per tornare a Petrenko e all'indagine sul pubblico della RPO, tra gli aspetti positivi è emerso anche un dato indiscutibilmente preoccupante. Rispondendo a una domanda su come farebbero economia personale nel caso in cui l'IA causasse una disoccupazione di massa, "hanno risposto che le prime cose che taglierebbero dalle loro spese sarebbero i viaggi e i concerti di arti performative", afferma. "Solo successivamente taglierebbero i ristoranti e altre cose. Quindi, pur pensando che la performance dal vivo sarà meno colpita dall'IA, sono pronti a smettere di frequentarla — e questo è un terreno molto pericoloso".

Per un altro pericoloso paradosso, si consideri che se da un lato l'IA ha portato alle masse un accesso senza precedenti al più grande repertorio classico e ai più grandi musicisti, i suoi algoritmi sono progettati per nutrire le persone con ciò che già conoscono attraverso un flusso costante di contenuti "mordi e fuggi" — e basta guardarsi intorno per vedere l'effetto che questo sta avendo sulla volontà e sulla capacità della società di approcciarsi al nuovo e al diverso, oltre che sulle soglie di attenzione.

"Penso che siamo attualmente impegnati in una crisi ontologica alla quale le soluzioni possono essere solo creative" – Lucas Debargue

"Se la gente preferirà i Reels a una sinfonia di Mahler, non si può forzare la curiosità, e penso che sarebbe peggio snaturare il tesoro nel tentativo di forzarlo nella sensibilità delle persone. Tuttavia, se ricordiamo da dove viene la musica e perché — ovvero che non è solo relax e intrattenimento, ma riguarda anche il dolore umano e la trasformazione di quel dolore in un messaggio — allora penso che le cose si sistemeranno", afferma Debargue.

Nel frattempo, dato che i pericoli dell'IA sono quantomeno pari al suo potenziale positivo e che l'unica opzione non percorribile è ignorarla, faremmo meglio a rimboccarci tutti le maniche e metterci al lavoro.